SCACCHI : "TUTTA UN'ALTRA… MUSICA !!!"

Chi siamo?

No, cari amici, non vi tedieremo con l'annosa e irrisolvibile domanda tormentone cui seguirebbero inevitabilmente da dove proveniamo e soprattutto dove bisogna andare per dove dobbiamo andare, coniata, nel divertissiment, dall'illustre principe di Bisanzio, il De Curtis, in arte Totò.

Intanto vorrei introdurre l'argomento specificando che l'approccio verso questo non amorfo Disney's World potrebbe sembrare alquanto uggioso e magari riservato a un'aristocratica casta per pochi eletti.

Si insomma, un'oligarchica Famiglia Addams di vanagloriosi pavoni la cui autentica profondità di pensiero esaurisce il suo limite alla disamina dell'aspetto estetizzante, escludendo a tutto tondo la comprensione dell'intrinseco contenuto.

Occorre allora qui smentire, ben prima di subito, questa diffusa credenza tanto erronea quanto può essere ed è la sicumera derivante da un approssimativo e superficiale identikit mediante il quale si vorrebbe assicurare il presunto colpevole alla giustizia.

Fugati quindi una volta per tutte gli irragionevoli dubbi sulla predestinazione giansenistica, credo si possa affermare che l'ibrida fauna scacchistica annoveri nel suo catalogo eccentrici esemplari, ma al contempo inibisca l'iniqua proliferazione, per Statuto, di colonie quali molluschi e affini, Celenterati nonché Protozoi unicellulari.

Più plausibile, invece, che "arroccato" in questa variegata Torre di Babele riesca a trovare ospitalità proprio la matrice di quell'anello mancante invano ricercato da Darwin ne "L'origine della Specie" che collegherebbe, pur differenziandolo geneticamente come nel fenotipo per una sola fatidica coppia di cromosomi, il DNA del degenerato "Homo sapiens" al più saggio e meno bellicoso progenitore, il cosiddetto abominevole Yeti.

Tuttavia una recente missiva spedita dalla catena hymalayana limitrofa al Nepal e in acre sentore legale ha dato corso a una richiesta di risarcimento danni, ritenendo lesiva, nel confronto dell'immagine del loro assistito, quel millantato credito che il bradipsico umano vanta quando rivendica in linea diretta una probabile discendenza nella stirpe, aggravata dalla possibile parentela con il loro più evoluto beniamino locale.

Anzi, autorevoli cariche istituzionali ravvisano gli estremi di un'imperdonabile aberrazione persino nella divulgazione de "Il Guiness dei primati" perché ingannevole e può ingenerare macroscopici malintesi etimologici a esclusivo vantaggio della tribù umana.

Del resto appare davvero clamorosa la caparbietà finora dimostrata da una vetusta e obsoleta comunità scientifica a perseguire ricerche atte a suffragare, per mezzo di prove documentali, una qualche similitudine di comportamento con il contemplativo lemure di nobile rango .

L'autoctono, ormai da tempo immemore, si è insediato in un avveniristico e inespugnabile chalet d'alta quota per sopravvivere all'indiscriminata caccia promossa dalla vera "Bestia umana" contro di lui, cioè quel coacervo di razze feroci progreditesi dentro fosche cinta di alienanti metropoli ove ha sostituito, con l'encomiabile incoscienza di Zeno, all'ecologica clava il più pernicioso computer .

Il nostro eroe antropomorfo, oltretutto, è sistematicamente salutista, ostinandosi nel rifiuto di un'alimentazione O.G.M., Galbani compresa.

Al suo posto, chissà poi perché, preferisce degustare l'Amanita phalloides trifolata, da lui considerata, insieme nientepopodimeno che alla nota guida enogastronomica il "Gambetto rosso", ben più biodegradabile rispetto alle scorie radioattive tracciate da un altro vaporoso fungo già esportato, nel '45, dagli USA al Giappone.

Comunque, superato attraverso ardito bypass il significato di "Varietà" umano attribuito dal filologo un po' distratto, prendiamo ora in considerazione l'altra accreditabile teoria che idealmente vorrebbe ricongiungerci al genere dei Volatili. In particolar modo a quello stormo disposto a "V", quasi fosse già un inconfondibile segno di vittoria alla Churchill, da cui però si distacca, solitario, "Il gabbiano Johnathan Livingstone", l'esploratore di nuove rotte.

Esso si libra leggiadro nell'etere, sospinto negli audaci voli pindarici da fragili ali di carta tanto simili a quegli ancor immacolati formulari di torneo ove si annotano, tra punti esclamativi e di domanda, le rutilanti mosse di un'altalenante partita.

Concludo maldestramente la bizzarra dissertazione de "L'elogio degli uccelli" di leopardiana memoria per ricalcare, noi candidi folletti un po' simili a Peter Pan nell'Isola che non c'è, le fruscianti orme di "Alice nel paese delle meraviglie".

Perché in fondo sono loro, i paradigmatici scacchi, che ci festeggiano tutti i giorni tranne quello del genetliaco, in cui altrimenti si rammenterebbe ai gioiosi fanciulli l'effimera spensieratezza purtroppo scandita dalla celerità dell'inesorabile clessidra.

Trasferitosi dal " Mare nostrum" al "Mare magnum" delle confutabili varianti, "Sinbad il marinaio" salpa sull'onda di basculanti "cavalloni" verso sconosciute lande "Italiane" , "Russe", "Spagnole", "Francesi", "Inglesi", "Olandesi", "Ungheresi", "Catalane" e "Slave", non prima però di aver superato, nelle "Ventimila leghe sotto i mari", insidiosi "mulinelli" e tumultuosi "vortici" creati da sinuose sirene, Gorgona, Medusa e Hydra, le terribili sorelle marine della prolifica dinastia Polgar. Approdato finalmente sulla terraferma, sensazionale è la "scoperta" di un nuovo mondo che gli svelerà inaccessibili sentieri ove si custodiscono, all'interno di misteriose riserve, i segreti più reconditi di "Est e ovest indiane", da sempre territori non estranei dall'incursione di sorprendenti "sacrifici". E' proprio in virtù del provvidenziale ammaestramento appreso tramite una savia "vecchia indiana", egli saprà evitare quelle eseziali conseguenze derivanti da diabolici "adescamenti" e ingegnose "imboscate" artatamente tese da navigate regine bianche e nere, abili donne, forse non proprio di sangue blu, dal momento che occupano le famigerate "case chiuse!".

Ma qui si tratta, è ovvio, di una mera finzione translitteraria che ci fa assumere la connotazione di Wilcoyote, come al solito integro e indenne nonostante la rovinosa caduta dal torrione del Grand Canyon nel perenne inseguimento dell'imprendibile Beep-Beep. E qui, Konrad Lorenz, l'etologo premio Nobel, con "L'anello di Re Salomone" prende un pò la ….zampa all'"homo homini lupus".

Baldanzosi, anche noi come lui, nella metafora di un sogno riverberato sopra un magico quadrato per tutti quei giocatori senza età, ognuno danzante quanto ineffabile Pavlova che, nell'arte, barriere non conosce.

In nome e all'unisono di un linguaggio universale dove sventola una bandiera finalmente senza più colore, ma non incolore, se non nel simbolico bianco e nero che però, come arcobaleno, dal cielo risplende e tutto illumina.

Perché soltanto quando l'anonimo grigio prende il sopravvento si perde quel senso della vita che fa notare di più il rumore della folla e non magari il silenzio, apparente soltanto, di chi risulta assente perché in disparte.

Attori e protagonisti di "Tutti insieme, appassionatamente". Ogni riferimento a persone, personaggi, avvenimenti e cose è puramente casuale?

FERDINANDO MONGELLI: già tastierista di Little Tony, il destino gli fa dono di uno spiccato senso musicale.

Infatti il suono della sua tromba, mentre si autoricarica sulla scacchiera, ricorda molto da vicino quello della disfatta di Caporetto nel preciso istante in cui, con le figure del nero, subisce l'ineluttabile "Matto di Legal".

Motivo di ispirazione, per quella rumba, "Guarda come balla Nando".

Il complesso olandese degli "Abba" lo celebra ancor oggi in tourneé attraverso l'aulica "Fernando", benchè la fama verrà raggiunta nella fusione del suo "complesso" con l'altro, quello storico dei "Neri per caso".

Senza capziosi bizantinismi.

MAURIZIO URBANI: "agrodolce" brontosauro possiede, manco farlo apposta, "urbani" e cavallereschi comportamenti, eccezion fatta quando, avvicinandosi al nobil giuoco, non gli riescono bene alcune specialità.

Accade soprattutto negli ingredienti della "cassata siciliana" e così in cambio ottiene un oblungo cannolo da parte del commensale scacchista.

Ma si sa , le sicule sono spesso troppo focose e non amano affatto stare zitte neppure in certi critici momenti, per cui è consigliabile cambiare musica, evitando di imporre le contrite note sia de "Il silenzio" che l'atmosfera ermetica creatasi con "La voce del silenzio".

Ad ogni modo presto potrà dimostrare tutto il suo valore aggiunto, I.V.A. compresa, perché nel calendario cinese questo è "L'anno del dragone!".

Del resto, cresciuto nella scuola cistercense, la sua vita è stata segnata da severe e rigorosi ammonimenti di frati trappisti che imponevano la perentoria parola "Taci", mentre gli abati Scolopi erano soliti inculcargli "Parla quando è il tuo turno".

E così divenne, giocoforza, taciturno.

Ma il danno più grave è accaduto quando "Il silenzio degli innocenti" divenne, per lui, "Il silenzio dei prosciutti", dove gli affettati negli occhi impediscono di calcolare, in maniera stocastica, il seguito della I mossa!".

Per sua fortuna esistono i corsi "full-immertion" tenuti dal coach, che immantinente lo promuoverà sul campo con un diploma valido quasi quanto quello estrapolato dal corso di Radio Elettra.

Comunque rimane originalissimo sovrano dell'anacoluto scacchistico e se appena appena riuscisse a vincere bene, quanto perde male, giocherebbe benissimo!.

Magari liberandosi dalla fastidiosa carminazione attraverso l'aiutino di quel confetto dal gradevole retrogusto di prugna, che di nome fa sempre "Falqui".

Marco Masini, particolarmente ispirato, gli ha dedicato, con delikatessen, il penetrante pezzo "Vaffanculo" nel punctum dolens.

Naturalmente, in suo onore, gli scacchisti potranno commentare, muti e rassegnati, le partite, sottotitolandole a pag . 777 del televideo.

RENATO ZANON: "Crossing-over" tra il filosofo Zenone e il gran maestro di scacchi Zanone. Con il primo, autore non a caso del papiro "Degl'indizi e dell'arte di servirsene", ha in comune l'abilità d'intuire larvate occasioni di "stallo" con il repentino guizzo di un fiume carsico, defilandosi come anguilla di Comacchio in doppio tuffo carpiato da sicura sconfitta.

Nella sua metamorfosi kafkiana "Oh Renato, Renato Renato" si trasforma in lampreda ed emette elettrizzanti scariche ad annichiliti avversari, quelli che, un attimo prima, sicuri d'averlo già intrappolato nelle maglie della rete, avevano concordato buon peso buona misura al mercato ittico vicino.

Con il secondo, invece, riesce a eguagliare la lungimiranza soltanto in seguito al conforto del triplo bis di una "Nonino ", aromatico grappin di lungo ... sorso, che gli permette di vincere con due pezzi (non balneare) in meno, ma anche di perdere con uno in più.

Sarà perché vede doppio nonostante gli occhiali a bassa ... gradazione?

Il gruppo "Concido", esibitosi al festival della Canzone italiana qualche anno fa a Sanremo, aveva promosso il lancio del disco retrò a lui intitolato : "Ci vuole kulo!". Perchè nessuno, come lui, sa dipingere certe "cappelle ... sestine!".

SERGIO DE ANGELIS: considerata l'attività svolta, coerente sembra essere il suo motto: "Lux fiat".

Egli infatti s'illumina d'immenso quanto il poeta quando fondono i fusibili dell'avversario, ma può addirittura raggiungere la folgorazione come S. Paolo, sebbene non si trovi mai nei pressi di Damasco nell'istante in cui avverte, dall'altra parte della scacchiera, un buon odore di "bruciato".

Il che succede, regolarmente, almeno due volte all'anno, ossia il 13 dicembre, Santa Lucia, e durante "Il giorno del ringraziamento" celebrato negli States.

Soltanto che essere cucinato a puntino, dalle nostre parti, non è più il real tacchino dei quartieri alti, ma il cugino, neanche ruspante, "pollo" di batteria.

Se soltanto aggiungesse qualche "punto luce" in più, forse, potrebbe valutare meglio la posizione raggiunta e, con la luce d'emergenza, sarebbe anche in grado di riparare all'inconveniente causato dal corto circuito di certi fili andati a massa, evitando però, come suo solito, di accendersi per un nonnulla… A lui, insigne fondatore del "Neon Illuminismo", è dedicato il brano "Colpo di fulmine", vincitore a Sanremo nel 2008.

ANGELO CERVETTI: l'ossidianico, croce e delizia per chi lo conosce e non.

Soffre della sindrome de "La solitudine dei numeri primi", benché non sia secondo a nessuno nell'analisi introiettata, con metodo prussiano, per la risoluzione di algoritmi dello scibile umano.

Dapprima chiari agli studiosi della materia, poi abbastanza a lui, infine neanche…al Padreterno perché il Suo Regno non si può barattare certo per un ….cavillo!

Caparezza, con affetto, ha scritto al buon azzeccagarbugli l'esilarante e terapeutico brano: "Esco dal tunnellll...".

GIORGIO CESATI CASSIN: polimorfo e disidentico archetipo di Roth, perfetta sintesi tra neofita colmo d'entusiasmo e autentico condottiero che ancora progredisce, inseguendo, a sua volta inseguito, dall'anelito con il quale si brama quella decisiva partita, ispirata da Tersicore e Calliope, scevra del penultimo errore.

Suggerisco non contraddire mai i suoi radicati convincimenti scacchistici perché potrebbe sempre mettere, vista la residenza a Milano e la professione medica, una buona parolina per un subitaneo intervento, all'avanguardia , nella prestigiosa clinica "Santa Rita".

Il motivo per lui : "Nessuno mi può giudicare".

SERGIO RAIMONDO: Sergej, il prescelto, colui che potrebbe mandare davvero in orbita Hal, il computer di "2001 Odissea nello spazio".

Brillante come pochi, è riuscito a decriptare il Codice da Vinci degli scacchi: l'inviolato libro non scritto che, come vaso di Pandora, fa scaturire infinite mosse di millimetrata precisione.

L'unico nemico, che subdolamente riesce a metterlo al tappeto, si cela nelle mentite spoglie di speculare immagine.

L'usurpatore che lo ghermisce e spodesta dal trono, difatti, altro non è che Raimondo Sergio.

Il reversibile impostore, dallo sguardo luciferino, che obnubila la sua catarsi.

Chissà, se, riascoltando il non più recente motivo dei Rokes "Bisogna saper perdere" possa alla fine esclamare, d'un sol fiato, il liberatorio "Eureka" e dominare così se stesso?

Allora e soltanto allora saprà portare a termine la sua virtuale "Incompiuta " schubertiana con le canoniche note "Si, re mi fa, sol la"… scacchiera, pur senza emettere lo spettacolare acuto do di petto. Caro virtuale anacoreta ludico, riconsidera la "posizione" a scacchi : non rimanere sempre barricato dentro il mostruoso computer che pur affascina, sequestrando insieme all'ostaggio l'alchimia di quel vitale elisir di lunga vita, la "scacchina", come fosse sapiente distillato raccolto nell'alambicco da sperduti monaci benedettini.

E non consegnare il prezioso testimone, la fiaccola del tedoforo, agli artificiali ologrammi di ultimissima generazione che come occulti scribi mistificano l'altra "parabola" , di certo meno moderna ma di più indiscutibile merito.

Quello , cioè, di riuscire a vivificare ancora, sublimandola senza la connessione di intricati files, la residua fiammella capace a guidare lo smarrito Prometeo naufragato in un buio presente, ormai, perfino nei giorni più radiosi.

Prima che, sommessamente, qualcuno nel mesto vaticino mormori: "E' mancato anche lui, vanno via sempre ... i migliori!".

PIER RUFFINI: detto Pier delle Vignette in omaggio a Pier delle Vigne, già condannato nel tredicesimo Canto del Purgatorio da Dante, può riscattarsi soltanto espiando le colpe tramite l'imperiosa legge del contrappasso che lo costringerà a perdere con i più forti così come vinceva sui più deboli.

Un ulteriore sconto di pena potrà ottenerlo con il beneficio del rito abbreviato e poi , tra un condono e un'amnistia, esiste sempre la domanda di grazia accoglibile dal Presidente, auspico, non quello della Repubblica ma della F.I.D.E. .

Un passo avanti, di buona volontà, è il tacere i nomi e cognomi delle vittime designate e comunque a chi, per lusinga lo adula di essere buffone, egli così replica:

"Una risata vi seppellirà!".

Per lui, il leit-motiv di Tony di X-Factor: "Mi togli il respiro".

Adesso concluderò la vituperatio iocosa nel non scontato tentativo di avere almeno strappato un sorriso, spero non quello sardonico del tetano, altrimenti domando clemenza alla corte appellandomi, captatio benevolentiae ... dall'argine del sussurro, come Manzoni docet, di "Non s'è fatto apposta!".

A questo punto permettermi una citazione da "I doveri "di Cicerone: "E' lecito giocare e scherzare ma, come per il sonno e gli altri riposi, quando avremo soddisfatto alla serie di importanti occupazioni. Il modo stesso poi di giocare non deve essere né eccessivo, né sguaiato ma onesto e garbato, allo stesso modo come non diamo ai fanciulli licenza sconfinata nei giochi, ma quella che non offenda l'onestà, così nei giochi stessi deve apparire una raggio di bontà".

Penna selvaggia

IGOR STRAVINSKIJ: "Gli uccelli di fuoco". (GUIDA ORNITOLOGICA)